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Cari amici,

il 27/11/2007 a Palazzo della Regione Puglia, Lungomare di Bari, è convocata la giunta, ordine del giorno: approvazione della delibera n. 2033. Si tratta di accreditare la Kentron srl di Putignano, il cui amministratore unico è l’ingegner Angelo Rocco Colonna e che vede tra i soci Ritella, noto avvocato nocese, il quale a 35 anni gestisce una clinica da milioni di euro. Ma chi gli ha dato tutti questi soldi? Mistero. Tra le persone interessate a quella clinica anche De Santis, uomo di fiducia di Massimo D’Alema.

Centoventi posti letto (60 residenziali e 60 semiresidenziali) sono stati accreditati per una struttura che dovrà dare assistenza per la riabilitazione di malati con disabilità fisica, psichica e sensoriale ex art. 26. Un vero e proprio business. ...

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Di Pierfelice Zazzera (del 08/01/2010 @ 17:51:35, in Diario di Bordo, linkato 282 volte)
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Cari amici,


il Ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare (si fa per dire), di concerto con il Ministro per i Beni e le attività culturali, ha approvato il 15/10/2009 un decreto che concede alla società inglese Northern Petroleum ltd l’autorizzazione a ricercare idrocarburi “d149 D.R.-N.P.” al largo delle coste di Monopoli.
Questa notizia è passata nel silenzio generale dell’informazione, del sindaco di Monopoli e della Regione Puglia.
Stiamo parlando di una società che avvierà perforazioni per la ricerca di petrolio, e se l’esito sarà positivo davanti alle nostre spiagge sarà piazzata una bella Piattaforma Petrolifera offshore.
Le conseguenze per le attività turistiche e di marineria saranno disastrose. I possibili incidenti che possono interessare la piattaforma, cose già avvenute in altre circostanze, porteranno allo sversamento di petrolio sulla nostra costa e le conseguenze ambientali saranno devastanti.
Gli idrocarburi inoltre sono sostanze difficilmente biodegradabili e tossiche per l’uomo. Gli idrocarburi entrando nella catena alimentare provocano tumori e leucemie. Il 10% dell’inquinamento da idrocarburi è dovuto alle piattaforme petrolifere offshore e il Mediterraneo è considerato come l’area marina più inquinata al mondo dal petrolio.
Noi dell’Italia dei Valori diciamo di NO all’insediamento davanti alle nostre coste di una Piattaforma petrolifera offshore. Questo Petrolio ci porta morte, malattie e inquinamento e non lo vogliamo. Il nostro petrolio invece è il turismo, le risorse naturali, il sole e il mare, le spiagge sabbiose e le scogliere. Non permetteremo a nessuno di sporcare il nostro territorio.
Ho provveduto a depositare presso la Camera dei deputati una interpellanza urgente a firma mia e dell’on. Massimo Donadi.
Invito la cittadinanza, le istituzioni, le attività marinare, gli imprenditori turistici, le associazioni e i partiti ad una mobilitazione generale perché non vengano a distruggere l’ultimo lembo di mare pulito e incontaminato del nostro paese.
STOP AL PETROLIO. DIFENDIAMO IL NOSTRO TERRITORIO.
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Di Pierfelice Zazzera (del 03/12/2009 @ 19:12:18, in News, linkato 248 volte)
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Di Pierfelice Zazzera (del 24/11/2009 @ 17:59:41, in News, linkato 251 volte)
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Alcuni giorni fa ho visitato il CIE del San Paolo di Bari. Qui Vendola da quando è presidente non c’ha ancora messo piede, eppure nel suo programma è scritto: bisogna chiudere tutti i CPT. Davanti mi sono trovato una struttura blindata, mura in cemento armato e videosorveglianza ovunque. CIE sta per Centro di Identificazione ed Espulsione, quelli che prima della riforma Maroni venivano chiamati CPT. Nessuno lo può dire, ma si tratta di centri di detenzione dove vengono sospesi i diritti umani dei cittadini.

Sono stato accolto in bellissime e nuovissime stanze dell’area amministrativa. Alla mia richiesta di visitare i moduli, come nei campi di concentramento, il tentativo fallito di farmi desistere: “onorevole, torni una prossima volta”. E infine l’apertura di quella porta di ferro, con il chiavistello delle carceri, il rumore sordo. Entro nel modulo quattro. Vengo avvicinato dagli extracomunitari, mi vogliono parlare, raccontare, denunciare e mi dicono: “benvenuto all’inferno”.

“Onorevole, questa è la sala benessere”. Una sala con sedie divelte, sporcizia ovunque e un televisore posto in alto e ingabbiato in vetri antiproiettile. I programmi in lingua araba non si possono visionare perché da mesi si è sfasciata la centralina del ripetitore e nessuno provvede a ripararla. Dicono che spetta alla prefettura.

Un modulo può ospitare 28 extracomunitari, ogni modulo ha sette stanze ognuna con quattro posti letto. I materassi non hanno lenzuoli, il gestore mi dice che “possono usarli per gesti autolesionisti”. Sette sono anche i moduli che ospitano 196 extracomunitari, in questi mesi ce ne sono 155.

Extracomunitari, che come nullità, bivaccano nella struttura tra spazi angusti e recintati come bestie in gabbia, ferite, arrabbiate. Intanto il tempo scorre senza fare nulla.

I CIE sono un affare, girano milioni di euro. Tutto controllato dal ministero degli interni. All’inizio le gare venivano affidate all’offerta più vantaggiosa, oggi sono al massimo ribasso. Appalti di milioni di euro in mano ad associazioni di volontariato, come l’OER di Bari che non riesce a garantire i servizi minimi come scarpe, manutenzione e persino l’acqua in bottiglia. L’OER ha vinto l’appalto per altri tre anni. La nuova gara è stata vinta in realtà da Connecting people, un’associazione che gestisce il CIE di Brindisi, offerta base: 9,8mln di euro. Offerta più vantaggiosa.

L’OER con 5,3mln di euro (pari a meno di 32 euro a ospite, meno della metà rispetto a tre anni prima) e grazie ai buoni uffici dell’avvocato Fabiano Amati, assessore regionale ai lavori pubblici di Nichi Vendola, vince per il massimo ribasso e vince reintegrato. Connecting people è fatta fuori.

Ma come può l’OER con 5,3mln di euro assicurare un servizio che solo tre anni fa richiedeva almeno il doppio, non meno di 54 euro a ospite? L’OER è un’associazione di volontariato gestita da Bruno Carofiglio, loro si sono occupati di 118 e sono finiti anche sotto inchiesta. Sarebbe interessante conoscere il capitolato d’appalto che il ministero degli interni dovrebbe mettere online e che invece resta un oggetto misterioso. L’OER probabilmente quel capitolato d’appalto non riesce a rispettarlo. I servizi sono affidati all’esterno. A prendere le commesse le solite ditte: un po’ a destra e un po’ a sinistra per accontentare tutti e non avere fastidi.  

Medical Sud di Ilaria Tatò, indagata per la vicenda Tarantini, si occupa dell’assistenza sanitaria. Un ambulatorio con una lettiga scassata, senza un’astanteria e farmaci il minimo necessario. Il defibrillatore nascosto nell’armadio e tranquillanti a fiume. Pazienti affetti da epatite C in promiscuità senza un minimo di precauzione. Molti sono costretti a gesti di autolesionismo o ad ingoiare ferro e bulloni pur di lasciare l’inferno. “Meglio finire in carcere” mi dice un algerino. A molti non viene neppure fatta una visita di controllo o una radiografia.

La mensa è affidata alla Ladisa Ristorazione, il solito nome legato ai Matarrese ma che piace anche a esponenti del centrosinistra. Ci sono sempre loro: in Abruzzo con i terremotati, al servizio mensa della Camera e persino nei CIE. Un tunisino mi ferma e mi dice “i pasti? Una schifezza”, ma Carofiglio parla di mensa di qualità. Questo è il racconto di un giorno all’inferno, dove si fanno affari col diavolo!

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Di Pierfelice Zazzera (del 06/11/2009 @ 16:03:26, in News, linkato 185 volte)
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