il 27/11/2007 a Palazzo della Regione Puglia, Lungomare di Bari, è convocata la giunta, ordine del giorno: approvazione della delibera n. 2033. Si tratta di accreditare la Kentron srl di Putignano, il cui amministratore unico è l’ingegner Angelo Rocco Colonna e che vede tra i soci Ritella, noto avvocato nocese, il quale a 35 anni gestisce una clinica da milioni di euro. Ma chi gli ha dato tutti questi soldi? Mistero. Tra le persone interessate a quella clinica anche De Santis, uomo di fiducia di Massimo D’Alema.
Centoventi posti letto (60 residenziali e 60 semiresidenziali) sono stati accreditati per una struttura che dovrà dare assistenza per la riabilitazione di malati con disabilità fisica, psichica e sensoriale ex art. 26. Un vero e proprio business.
Il 27/11/2007 quando la giunta si riunisce c’è un solo obiettivo: “fare in fretta”. Il 31/12/2007 scade infatti l’improrogabile termine per gli accreditamenti istituzionali. Chiusa quella data non ce ne sarà più per nessuno: chi sta dentro fa l’affare, chi resta fuori si attaccherà al tram.
Quel 27/11/2007 tuttavia qualcosa va storto, manca l’assessore competente, ovvero l’assessore alla sanità Alberto Tedesco. Un’assenza inaspettata se in giunta sono costretti a correggere a penna
la delibera. Quel giorno Tedesco non arriverà mai nel salone della giunta e la delibera verrà presentata dall’assessore regionale alla Cultura, Silvia Godelli. Tutto fa pensare ad uno sgarbo dei confronti dell’ex presidente del consiglio.
La Clinica Kentronsrl una volta accreditata dopo poche settimane sarebbe stata sequestrata dai Carabinieri dei NAS, i quali hanno trovato 16 operai e un cantiere aperto, invece di una Clinica di riabilitazione.
Da questo momento qualcosa sembrerebbe rompersi tra Alberto Tedesco e gli uomini di Massimo D’Alema. In particolare il sen. Nicola Latorre alle politiche del 2008 lascerà a terra proprio l’assessore regionale alla salute, il quale tentava la scalata a Palazzo Madama. Scalata riuscita solo a febbraio del 2009, quando l’ex assessore veniva braccato dal pm Desirèe Digeronimo.
Ma la giunta regionale quella clinica doveva per forza approvarla e non si è fermata neppure di fronte all’inchiesta giudiziaria ancora in corso. Il 21/04/2009 infatti approva la delibera n. 637, a presentarla questa volta c’è Tommaso Fiore, il quale nel frattempo ha preso il posto proprio di Alberto Tedesco. Quella delibera serve ancora una volta a riaccreditare
la Clinica Kentron srl, nonostante il 31/12/2007 di fatto fosse scaduto il termine utile e la clinica fosse finita sotto sequestro.
Ma nessun problema. Il 19/02/2008 il Consiglio Regionale approva una leggina la n. 1/08 con cui viene prorogato il termine di scadenza per l’accreditamento al 31/12/2008, un termine utile solo a chi nel 2007 ha ricevuto parere favorevole all’accreditamento istituzionale, ovvero solo
la Clinica Kentron srl.
E così Nichita il rosso fece un bel regalo all’amico Massimo.
il Ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare (si fa per dire), di concerto con il Ministro per i Beni e le attività culturali, ha approvato il 15/10/2009 un decreto che concede alla società inglese Northern Petroleum ltd l’autorizzazione a ricercare idrocarburi “d149 D.R.-N.P.” al largo delle coste di Monopoli. Questa notizia è passata nel silenzio generale dell’informazione, del sindaco di Monopoli e della Regione Puglia. Stiamo parlando di una società che avvierà perforazioni per la ricerca di petrolio, e se l’esito sarà positivo davanti alle nostre spiagge sarà piazzata una bella Piattaforma Petrolifera offshore. Le conseguenze per le attività turistiche e di marineria saranno disastrose. I possibili incidenti che possono interessare la piattaforma, cose già avvenute in altre circostanze, porteranno allo sversamento di petrolio sulla nostra costa e le conseguenze ambientali saranno devastanti. Gli idrocarburi inoltre sono sostanze difficilmente biodegradabili e tossiche per l’uomo. Gli idrocarburi entrando nella catena alimentare provocano tumori e leucemie. Il 10% dell’inquinamento da idrocarburi è dovuto alle piattaforme petrolifere offshore e il Mediterraneo è considerato come l’area marina più inquinata al mondo dal petrolio. Noi dell’Italia dei Valori diciamo di NO all’insediamento davanti alle nostre coste di una Piattaforma petrolifera offshore. Questo Petrolio ci porta morte, malattie e inquinamento e non lo vogliamo. Il nostro petrolio invece è il turismo, le risorse naturali, il sole e il mare, le spiagge sabbiose e le scogliere. Non permetteremo a nessuno di sporcare il nostro territorio. Ho provveduto a depositare presso la Camera dei deputati una interpellanza urgente a firma mia e dell’on. Massimo Donadi. Invito la cittadinanza, le istituzioni, le attività marinare, gli imprenditori turistici, le associazioni e i partiti ad una mobilitazione generale perché non vengano a distruggere l’ultimo lembo di mare pulito e incontaminato del nostro paese. STOP AL PETROLIO. DIFENDIAMO IL NOSTRO TERRITORIO.
Alcuni giorni fa ho visitato il CIE del San Paolo di Bari. Qui Vendola da quando è presidente non c’ha ancora messo piede, eppure nel suo programma è scritto: bisogna chiudere tutti i CPT. Davanti mi sono trovato una struttura blindata, mura in cemento armato e videosorveglianza ovunque. CIE sta per Centro di Identificazione ed Espulsione, quelli che prima della riforma Maroni venivano chiamati CPT. Nessuno lo può dire, ma si tratta di centri di detenzione dove vengono sospesi i diritti umani dei cittadini.
Sono stato accolto in bellissime e nuovissime stanze dell’area amministrativa. Alla mia richiesta di visitare i moduli, come nei campi di concentramento, il tentativo fallito di farmi desistere: “onorevole, torni una prossima volta”. E infine l’apertura di quella porta di ferro, con il chiavistello delle carceri, il rumore sordo. Entro nel modulo quattro. Vengo avvicinato dagli extracomunitari, mi vogliono parlare, raccontare, denunciare e mi dicono: “benvenuto all’inferno”.
“Onorevole, questa è la sala benessere”. Una sala con sedie divelte, sporcizia ovunque e un televisore posto in alto e ingabbiato in vetri antiproiettile. I programmi in lingua araba non si possono visionare perché da mesi si è sfasciata la centralina del ripetitore e nessuno provvede a ripararla. Dicono che spetta alla prefettura.
Un modulo può ospitare 28 extracomunitari, ogni modulo ha sette stanze ognuna con quattro posti letto. I materassi non hanno lenzuoli, il gestore mi dice che “possono usarli per gesti autolesionisti”. Sette sono anche i moduli che ospitano 196 extracomunitari, in questi mesi ce ne sono 155.
Extracomunitari, che come nullità, bivaccano nella struttura tra spazi angusti e recintati come bestie in gabbia, ferite, arrabbiate. Intanto il tempo scorre senza fare nulla.
I CIE sono un affare, girano milioni di euro. Tutto controllato dal ministero degli interni. All’inizio le gare venivano affidate all’offerta più vantaggiosa, oggi sono al massimo ribasso. Appalti di milioni di euro in mano ad associazioni di volontariato, come l’OER di Bari che non riesce a garantire i servizi minimi come scarpe, manutenzione e persino l’acqua in bottiglia. L’OER ha vinto l’appalto per altri tre anni. La nuova gara è stata vinta in realtà da Connecting people, un’associazione che gestisce il CIE di Brindisi, offerta base: 9,8mln di euro. Offerta più vantaggiosa.
L’OER con 5,3mln di euro (pari a meno di 32 euro a ospite, meno della metà rispetto a tre anni prima) e grazie ai buoni uffici dell’avvocato Fabiano Amati, assessore regionale ai lavori pubblici di Nichi Vendola, vince per il massimo ribasso e vince reintegrato. Connecting people è fatta fuori.
Ma come può l’OER con 5,3mln di euro assicurare un servizio che solo tre anni fa richiedeva almeno il doppio, non meno di 54 euro a ospite? L’OER è un’associazione di volontariato gestita da Bruno Carofiglio, loro si sono occupati di 118 e sono finiti anche sotto inchiesta. Sarebbe interessante conoscere il capitolato d’appalto che il ministero degli interni dovrebbe mettere online e che invece resta un oggetto misterioso. L’OER probabilmente quel capitolato d’appalto non riesce a rispettarlo. I servizi sono affidati all’esterno. A prendere le commesse le solite ditte: un po’ a destra e un po’ a sinistra per accontentare tutti e non avere fastidi.
Medical Sud di Ilaria Tatò, indagata per la vicenda Tarantini, si occupa dell’assistenza sanitaria. Un ambulatorio con una lettiga scassata, senza un’astanteria e farmaci il minimo necessario. Il defibrillatore nascosto nell’armadio e tranquillanti a fiume. Pazienti affetti da epatite C in promiscuità senza un minimo di precauzione. Molti sono costretti a gesti di autolesionismo o ad ingoiare ferro e bulloni pur di lasciare l’inferno. “Meglio finire in carcere” mi dice un algerino. A molti non viene neppure fatta una visita di controllo o una radiografia.
La mensa è affidata alla Ladisa Ristorazione, il solito nome legato ai Matarrese ma che piace anche a esponenti del centrosinistra. Ci sono sempre loro: in Abruzzo con i terremotati, al servizio mensa della Camera e persino nei CIE. Un tunisino mi ferma e mi dice “i pasti? Una schifezza”, ma Carofiglio parla di mensa di qualità. Questo è il racconto di un giorno all’inferno, dove si fanno affari col diavolo!
in questi giorni ha visitato la mia terra, la Puglia, ha messo piede nella bellissima e martoriata Murgia, martoriata dai rifiuti, dalla questione morale, da qualche imprenditori disonesto, da pezzi dello Stato infedeli. Avrei voluto essere lì con lei a darle il benvenuto, ma l’impegno in Parlamento per difendere la legalità violata dall’ennesima legge vergogna, lo Scudo Fiscale, me lo ha impedito. Noi dell’Italia dei Valori abbiamo in queste ore denunciato l’approvazione di una legge che favorisce delinquenti ed evasori fiscali, trafficanti di droga e armi, sfruttatori della disperazione umana, furbi e tangentisti. Eppure Presidente, lei continua a restare in religioso silenzio, non si indigna, non reagisce, non una volta dice “non ci sto”, firma tutto senza obiezione alcuna. Lo ha fatto per il Lodo Alfano, sono certo lo farà anche per lo Scudo Fiscale. Presidente Napolitano ad Altamura ha incontrato la disperazione di tanti lavoratori vittime della crisi profonda di questi mesi, disoccupati, cassaintegrati, precari, famiglie che da settimane sono arrampicate, come per l’Adelchi di Tricase, sui tetti delle fabbriche per sopravvivere. Tutte persone oneste, che pagano regolarmente le tasse anche su stipendi miserevoli, che si alzano la mattina e si spaccano la schiena. Presidente Napolitano ad Altamura però avrebbe dovuto ascoltare la storia anche dell’imprenditore Francesco Di Palo, Testimone di Giustizia, il quale ha denunciato i propri estorsori e in cambio non ha ricevuto onori né medaglie dallo Stato, ma gli arresti per aggressione a pubblico ufficiale e un processo a breve. Francesco Di Palo è la giustizia negata ad un cittadino onesto, mentre il governo approva un provvedimento ingiusto che favorisce le organizzazioni criminali, estingue il reato di falso in bilancio, fa rientrare i capitali illecitamente portati all’estero. Presidente Napolitano, lei dovrebbe custodire con più amore quella Costituzione, che ogni giorno viene violentata. Faccio pertanto appello all’Istituzione che Lei rappresenta “Non firmi il decreto Legge 103 del 3 agosto 2009”, perché si rende complice di quei criminali che potranno avere vantaggi da un condono fiscale e carnefice della sete di giustizia di Francesco. Presidente Napolitano, per una volta almeno compia un gesto normale: difenda la Costituzione e i cittadini onesti.